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La storia de "La Mascota"

Per tutti i bambini del mondo

Il Prof. Masera, direttore della Clinica Pediatrica di Monza dal 1984 al 2009, è abituato a ricevere posta da colleghi americani, tedeschi, francesi, greci, persino indiani:la corrispondenza, lo scambio di opinioni e di critiche fa parte dei rapporti tra specialisti di oncologia pediatrica.

Siamo alla metà degli anni Ottanta – arriva una lettera da un luogo che Masera non conosce, dove non è mai stato, del quale non ricorda nessun volto, nessun nome di un medico, nemmeno incontrato per caso in qualche congresso in giro per il mondo. La lettera è stata spedita dal Nicaragua, paese del Centro America di cui si parla perché in quegli anni é in continuo fermento: guerre, rivoluzioni, fame, dittature, fucilazioni. Mai giunta notizia, da quelle parti, su come funzionano gli ospedali, figurarsi sulle terapie d’avanguardia in oncologia pediatrica.E allora che cosa vogliono da lui? Masera apre la busta incuriosito, lo scrivente è un medico, ha in cura bambini leucemici, chiede aiuto: “Mi chiamo Fernando Silva, lavoro a Managua in un piccolo ospedale. Provo ogni giorno ad aiutare i bambini a sopravvivere, come fai tu in Italia. Pero da te sono in tanti a guarire, invece da me muoiono quasi tutti perché ho poco da offrire: niente attrezzature, mancano le medicine, persino i letti, non ho personale specializzato, non riesco nemmeno ad avere le informazioni sugli aggiornamenti delle terapie. Ho saputo che nel tuo reparto, a Monza, le cure per le leucemie del bambino funzionano piuttosto bene. Mi aiuterai”.

 Già, lavorare per guarire i bambini. Ma quali bambini? Soltanto quelli che arrivano in reparto, oppure tutti i bambini? Come si fa a mettere a disposizione il bagaglio più aggiornato delle conoscenze scientifiche per curare i bambini che s’ammalano di leucemia nei Paesi con scarse risorse? Occorrono medicine, bisogna addestrare i medici, c’e bisogno di tutto. E non si può stare a guardare. Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità è stata chiara: nei Paesi con scarse risorse possono essere curati soltanto il 20 per cento dei bambini. Per tutti gli altri non c’è speranza. Anche l’OMS sembra però impotente davanti a un problema così grosso. Se non è possibile affrontarlo di petto, si può sempre scomporlo, cominciare da qualche parte, col Nicaragua, ad esempio, perché no?

A Masera viene in mente la parabola dei talenti: chi li ha, ha il dovere di usarli. E usare il talento, le conoscenze scientifiche acquisite, significa darsi da fare, promuovere iniziative senza aspettare che arrivi l’ordine dall’alto.

 

Masera parla con Giovanni Verga

“Non ci siamo mai rassegnati all’idea di veder morire un bambino, non e così? E allora, caro Giovanni, penso che sia arrivato il momento di dare una mano anche ai bambini che non hanno la possibilità di essere curati qui da noi”.

Verga prova a ribattere: “Ma non ti sembra che abbiamo abbastanza da fare qui a Monza? Ci manca solo d’occuparci anche dei bambini del Nicaragua. E come facciamo ad aiutarli ?”“Beh, intanto cominciamo ad aiutare i nostri colleghi medici che lavorano laggiù. Ad esempio potremmo partire con un paio di borse di studio: loro vengono qui a Monza, lavorano con noi, gli insegniamo quello che sappiamo e poi tornano in Nicaragua.”

“Già, ma poi? Per curare i bambini, anche quei medici avranno bisogno dei farmaci e mi sembra d’aver capito che da quelle parti scarseggiano, chi glieli da?” “All’inizio potremmo procurarglieli noi. Tra i nostri medici c’è sicuramente qualcuno disposto a metterne un po’ in valigia e a portarli là, dove occorrono...”

“E’ arrivato il momento di pensarci! Dopotutto significa trasferire delle risorse, aiutare bambini leucemici, fare del bene, non sono questi gli obiettivi del Comitato?”“Ne dobbiamo parlare noi genitori, ti faremo sapere.”

Giovanni Verga convoca l’intero Comitato, si decide che se si hanno le forze necessarie per imbarcarsi in un’avventura così grossa lo faranno. Si parte con prudenza, e pronti a tirare il freno se qualcosa andasse storto. Se si può fare qualcosa per quei bambini è necessario farla.

 

Masera arriva a Managua

L’ospedale è una baracca con tre stanzoni, solo piano terra, mura di calce. In cortile pochi alberi. Sono tutti occupati: le infermiere hanno tirato lunghi fili assicurandoli ai rami e sopra hanno steso le lenzuola, i camici dei dottori, le federe dei cuscini. Da una stanza in fondo al reparto, arrivano odori di cucina. I bambini vengono messi tutti assieme. Per fare le diagnosi di leucemia si fanno i prelievi e mandano i vetrini a Cuba e nel giro di una settimana si hanno i risultati. Ci vorrebbero farmaci come la “vincristina” e il “methotrexate”, e a Managua c’è poca roba. Nelle corsie i bambini che sono in grado di muoversi, camminano a piedi nudi. Gli altri stanno a letto, in silenzio. Qualcuno aspetta la fine.

Masera è turbato: “Voglio raccontare a tutti quello che ho visto qui, non soltanto a Monza. Lo vado a dire ai congressi, lo scrivo a tutti i medici oncologi che conosco. Tutti devono sapere. Intanto, noi dall’Italia cominceremo a darvi una mano, pero gli alleati del futuro, quelli che possono dare continuità a questo ospedale te li devi trovare in Nicaragua. Lo sai,vero Silva?” “Gli alleati sono i genitori è così che funziona, anche in Italia. E sono collegati alle associazioni dei genitori di quasi tutta Europa, anche con gli Stati Uniti. Da anni, i genitori dei bambini leucemici sono operativi a fianco dei medici. Raccolgono fondi, organizzano borse di studio, persino la costruzione di centri di Ricerca e quando la Sanità ufficiale non ci arriva pagano persino le infermiere e i farmaci. Tu non immagini quanta forza e quante risorse riesce a trovare un genitore quando la posta in gioco è il suo bambino ammalato. Anzi, quando torno in Italia proporrò ai genitori del nostro Comitato Maria Letizia Verga di adottare a distanza i bambini delle famiglie più bisognose. Può essere un buon punto di partenza. Poi stiamo già pensando a una borsa di studio per uno dei tuoi medici. Spero ne seguiranno altre: verranno a Monza, li faremo lavorare con noi e una volta tornati, saranno loro a trasferire ai colleghi quello che hanno imparato su come si cura un bambino con la leucemia.”

A TUTTI I GENITORI E AI NOSTRI SOSTENITORI

Diffidate di persone sconosciute che chiedono denaro presentandosi di persona o al telefono a nostro nome.
Il Comitato Maria Letizia Verga non raccoglie contributi in questo modo.